La Forra Del Fiume Treja

Benché il paesaggio dell’Agro Falisco appaia in lontananza come un’unica e piatta vallata, mossa solo da modeste collinette, l’immagine di questo territorio muta completamente non appena si decide di addentrarcisi, anche solo transitando sulle strade principali che lo attraversano. Profonde gole e burroni si aprono come squarci nel terreno. Posti suggestivi e spesso ancora selvaggi, caratterizzano fortemente il paesaggio di questi luoghi. Le “Forre”, chiamate localmente i “Cavoni”, sono scavate dalla millenaria azione erosiva dei torrenti che serpeggiano sul fondo. Questo fenomeno ha formato speroni, alture , penisole e dorsali isolate tra due valli, spesso confluenti. L’adattamento dell’uomo a questa morfologia, è la matrice degli sviluppi architettonici e soprattutto urbanistici di ogni insediamento nell’area.Il fenomeno è il risultato delle attività vulcaniche protrattesi fino al pleistocene. I materiali piroclastici, si sono via via dispostisi in ripiani declinanti dai centri eruttivi, fino alla periferia. La continua azione degli agenti atmosferici, e successivamente dei torrenti, ha scavato queste fenditure lungo le fasce in cui il tufo era in formazione più incoerente. Il bacino idrografico che si è venuto così a formare, è quello del Treja, fiume affluente del Tevere.In questo contesto, si inserisce l’abitato di Nepi, delimitato sia a nord che a sud da due forre che isolano l’ampio sperone tufaceo su cui è sorta in epoche antichissime la città stessa. La morfologia stessa del territorio, ha facilitato moltissimo l’insediamento umano, avendo creato dei luoghi già di per se difesi naturalmente e difficilmente accessibili. Inoltre la consistenza del tufo locale, ha favorito sin dalle epoche più remote la creazione di insediamenti rupestri e di necropoli. Queste valli furono abitate sin dalla più remota preistoria. Numerosi sono stati infatti i ritrovamenti archeologici di utensili in pietra scheggiata e frammenti di vasi con segni di cottura. Questi insediamenti rupestri furono abitati quindi per lungo tempo, dal neolitico all’inizio dell’età del ferro.L’inaccessibilità dei luoghi ha garantito in molti casi, la proliferazione di numerose specie animali, altrove oramai scomparse: Le donnole, le faine, i ghiri, numerossissimi istrici, tassi,i rarissimi gamberi di fiume, volpi, le testuggini e molte specie di serpenti e vipere. Tra i volatili, gli allocchi, la beccaccia, l’upupa, i barbagianni, falchi e gli aironi. La flora che caratterizza il bacino del Treja è composta da alberi a foglie caduche e alberi sempreverdi, definiti come boschi di transizione di querceti misti, risultato dell’incontro tra la flora delle regioni continentali dell’interno e quella del “mondo mediterraneo”, verso la costa. Il leccio, la rovella.Il cerro, il carpino nero e l’acero campestre, sono le principali presenze di questo territorio. Nel sottobosco arbustivo si incontrano il nocciolo, il prugnolo e il pero selvatico, così come il biancospino, principe della stagione primaverile per la delicata tonalità che assume in quella stagione.Le vistose ginestre, e le rose canine. Variegatissimo è il sottobosco erbaceo, con il pungitopo, l’asparago, l’agrifoglio ed il ginepro. Incredibile è la presenza di felci, di cui si contano tantissime razze. Le efflorescenze che già coi primi tepori di Febbraio irrompono nel fondovalle: i bucaneve, e successivamente le primule, le viole, gli anemoni, le pervinche ed i ciclamini. Non di rado si possono incontrare esemplari di orchidee selvatiche, specie nel mese di Aprile.Al centro di questo territorio, si trova la Valle Suppentonia, ovvero la forra che partendo da Nepi, giunge fin quasi sotto Civita Castellana, dove il fosso del Ponte si getta nel Treja. La particolarità di questa lunga forra è quella di raggiungere dimensioni molto rilevanti, specie nei pressi di Castel Sant’Elia, superando in alcuni punti i cento metri di altezza. Le sue pareti spesso a perpendicolo, sono rivestite di una rigogliosa e spesso impenetrabile vegetazione, dai cangianti colori stagionali.
Numerose sono le cascate formate dai torrenti che scorrono nel fondovalle. Esistono diversi percorsi segnalati; percorrendoli ci si può immergere in questa affascinante natura. Non è difficile incontrare i segni lasciati dall’uomo nei secoli: ruderi di antichi insediamenti, tagliate etrusche, necropoli, antichi eremitaggi, il tutto pervaso da una natura lussureggiante e dallo scorrere dei torrenti.





Richiedi Informazioni

Le Forre Di Corchiano – Oasi WWF

Un ambiente naturale selvaggio, ricco di bellezze naturalistiche e di importanti testimonianze del passato Il Monumento naturale Forre di...

La Forra Del Fiume Treja

Benché il paesaggio dell’Agro Falisco appaia in lontananza come un’unica e piatta vallata, mossa solo da modeste collinette, l’immagine di...

La Forra Di Rio Maggiore

Civita Castellana, sorge su di un pianoro tufaceo a 147 mt s.l.m., lambito da due corsi d'acqua, il Rio Maggiore e il Rio Vicano. Il 27 ottobre...

Da Corchiano a Vasanello

Dalla Madonna del Soccorso, si segue l’Amerina, in una tagliata, fino alla SP San Luca.Da qui,attraverso un noccioleto, dopo 300msi arriva al...

Da Faleri Novi a Corchiano

Dopo Falerii Novi, il percorso segue la strada comunale fino alla frazione di Falerii. Attraversata la SP Faleriense, dopo 500 m si raggiunge lo...

Da Nepi A Faleri Novi

Da Nepi, imboccando via San Paolo, si segue l’antica via Amerina e, dopo 900 m, si raggiunge un cancello che dà accesso ad un’azienda...

La Tagliata Dei Cavoni Nepi

Le “Forre”, che rappresentano l'elemento geomorfologico caratteristico del territorio, sono delle larghe valli delimitate da pareti...

La Tagliata di Castel D’Ischia

Ai piedi di Monte Ulivo, posto sull’estremità di uno sperone tufaceo, il sito medievale di Castel d’Ischia, sorge sui resti di un...

La Tagliata Fantibassi

Posta poco fuori il centro abitato di Civita Castellana, nei pressi della via Nepesina, la cava buia Fantibassi rappresenta uno dei maggiori esempi...